martedì 31 gennaio 2012

The Versatile Blogger

  
Grazie di cuore alle mie due colleghe Fra ed Eu: mi ha fatto molto piacere essere stata scelta da entrambe come una delle blogger che amano leggere (è davvero reciproco!).
Questo premio, il The Most Versatile Blogger Award, comporta la condivisione di almeno sette facts su se stessi e la proclamazione di almeno altrettanti Blog che si ritiene abbiano le carte in regola per ricevere il premio. Quindi…

Le sette cose su di me:
1) Ho un tatuaggio sul polso destro, fatto nel 2005. Lo amo molto, nonostante mi fosse stato sconsigliato di farlo proprio in quel punto.
2) Per anni, durante la mia infanzia e adolescenza, sono stata assolutamente convinta di voler diventare un avvocato.
3) Sono abbonata a Vanity Fair, ma sto seriamente pensando di recedere. Credo sia una delle poche riviste “complete” che ci siano in circolazione.
4) Adoro i tulipani bianchi.
5) Sto scoprendo una passione per le cartine geografiche storiche.
6) Ho praticato ginnastica ritmica e pallavolo. Ma avrei sempre voluto giocare a basket.
7) Credo nella esistenza sia di spiriti che di extraterrestri (di spiriti alieni ne esistono? Chissà!)

I Blog che nomino, in ordine casuale:
1) Non si sa mai
2) Ciak, si scrive di Alessia Pelonzi
3) Il Blog di Disma
4) Cyberluke Blog
5) Il Blog di Ariano Geta
6) Cronache dalla libreria di Marino Buzzi
7) La lettrice rampante di Elisa
8) Thaeger di Andy
9) Baionette Librarie
10) La fenice di carta di Mirco Corridori
11) Il Blog di Lara Manni
12) La Stamberga dei Lettori
13) Prima o poi... di Luigi Bicco
14) Stretto in un angolo di Glauco Silvestri
15) Senza Errori di Stumpa di Chiara Prezzavento

lunedì 30 gennaio 2012

Woody Allen, Pura anarchia - Recensione

  
Questo libro è gradevole e un’alternativa spassosa ad altri libri di racconti, soprattutto se amate l’humour sprezzante e avete qualche nozione base della vita newyorkese. Qualcosa che gli amanti di Allen dovrebbero leggere, nel bene e nel male.
  
Perché secondo me il Woody regista è decisamente più godibile: le immagini che dipinge sulla pellicola non sono altrettanto nette sulla carta di questa raccolta, c’è poco da fare.
Il libro è costituito da diciotto racconti disposti senza alcun ordine rilevabile e dalle tematiche più varie. Non so se la loro posizione fosse voluta, ma in effetti il titolo Pura anarchia gli si cuce addosso alla perfezione.
Non mancano i suoi personaggi lunatici portati al limite dell’esaurimento nervoso e la sua comicità cinica fatta di battute spinose, ma secondo me il confronto non regge affatto.
Si legge di diete, autostima afflitta, istruzione, vacanze, Ebay, tecnologie e materiali pseudo-innovativi, di mode in voga nell’alta borghesia di Manhattan, e soprattutto di eventi completamente senza senso. Tra quelli che ho trovato più divertenti ci sono il racconto sulla tata che scrive dei segreti della famiglia per cui ha lavorato e quello dello scrittore che vende preghiere online. Entrambi descritti in modo sottile e con un tocco vagamente snob.
C’è da dire che metà di questi scritti era già comparsa sul New Yorker e che, come ho già detto qualche riga più su, la scrittura e traboccante di citazioni di vita americana ed ebraica – lode all’edizione Bompiani che fa abbondare le pagine di note utilissime.
Non troverete né un crescendo né un vero e proprio culmine, ma rintraccerete in tutto il testo la sua voce che vi accompagna nelle pagine come per raccontarvi barzellette davanti un calice di vino.
Lo ripeto, è piacevole, ma per quanto ami il suo genio mi aspettavo decisamente di più.
 

Woody Allen, Pura anarchia - Bompiani, 2007, pp. 171.
                         

martedì 17 gennaio 2012

Stralci d'Ispirazione - 8 - Running free

  
Fu così che iniziai.
Mi infilai delle vecchie scarpe, quelle che se ne stavano in una vecchia scarpiera di legno assieme a quelle che usavo raramente. La punta di una si era piegata all’indietro schiacciata dal peso di un paio di stivali di pelle nera.
Le infilai, mi guardai i piedi per qualche istante, mossi le dita e vidi la plastica alzarsi dal pavimento per riappoggiarsi delicatamente, come un’ola allo stadio.
Sospirai, guardai l’orizzonte e andai.
Corsi. Forte.
Respirai come fosse la prima volta, sentendo l’ossigeno pungermi la gola come fosse acqua gelida, arrivare ai polmoni e riempirmi. Lo sentii anche uscire, quando il solo movimento automatico lo respinse fuori, cambiato.
Alternai la velocità, quando i muscoli si facevano sentire stanchi e io li obbligavo a resistere, convincendo tutto il corpo che alla meta sarebbe mancato poco. Cambiai respirazione, quando ricordai i pochi insegnamenti validi dei miei professori di fisica, costringendomi a inspirare a bocca chiusa.
Ci fu un momento, uno in cui la stanchezza scherzava con la mia lucidità, in cui mi parve di essere diventato un cavallo; vidi in modo nitido, accanto a me, la mia ombra equina disegnarsi sull’erba.
Andai. Il mio cervello mi buttò avanti, spingendo il mio fisico con il motore della volontà. Quello che serve sempre, più di ogni spinta tangibile.
Continuai.
Sentivo la suola poggiarsi sul cemento, poi sulla terra e sulla sabbia, con una sensibilità tale che ad ogni passo mi sembrava che i piedi fossero nudi, e di poter sentire tutto, ogni minuscola frazione che componeva quel largo piano su cui mi stavo muovendo.
Non so com’è che riuscii a non pensare. A sentirmi. A sconnettermi da tutto, nonostante ascoltassi ogni cosa come fosse la prima volta. Come se stessi nascendo.
Non so nemmeno quanta strada percorsi.
Molta. Ardua. Varia.
Feci una pausa. Rallentai e barcollando poggiai le mani sulle ginocchia, piegandomi, abbassando la testa. I capelli erano bagnati. Gocciolavo.
Poi la spinta tornò. La voglia di pace che ci si aspetta alla fine di questo tipo di cose.
E ripresi. Ripartii. Come se avessi appena cominciato. Con più consapevolezza addosso.
Il fiato aveva una regolarità simile a quella di un pendolo, si muoveva come i passi, fluttuava come fosse prezioso. E lo era.
Tutto andava da sé. Come le grandi cose della vita.
Poi successe. Non so quanto poi. Ero così felice che non me ne accorsi.
Arrivai.
Il sole era caldo, forte, ad ogni respiro lo sentivo su di me come il ruggito di un leone. Proprio quando lo guardai ci passò davanti un gabbiano, poi cambiò direzione senza quasi muovere le ali e sorvolò il mare toccandolo come faceva anche il cielo all’orizzonte.
La libertà era lì.
 
Questo pezzo è stato ispirato da Hard Sun di Eddie Vedder.
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