giovedì 23 giugno 2011

Delle principesse Disney e di quelle moderne


Una volta ho letto da qualche parte che la vita non ha senso, mentre i racconti devono per forza averne uno. E fin qui non ci piove.
Solo che quando sei piccola e ti appassioni a cartoni animati, poi cresci con i primi romanzi e con qualche film romantico di troppo, ti fai un’idea delle relazioni anche diametralmente opposta a quello che sono in realtà.
In questi giorni, cercando di scrivere un racconto comico che riunisca alcuni cartoni animati Disney, ho riflettuto su quello che dell’amore avevo imparato da piccola da alcuni di essi.

Da La bella addormentata ho imparato che si può dormire parecchio tempo, svegliandosi senza sentirsi affatto rimbambiti; che a salvarti può essere un ragazzo che per te ha superato molti ostacoli, alcuni anche parecchio taglienti.
Da Biancaneve che quando si entra in una casa, dopo essere stata rincorsa e quasi ammazzata, la prima cosa da controllare è che non ci sia polvere sui mobili; che mordere una mela può essere pericoloso, se non sei la tizia degli spot Mentadent.
Da Cenerentola che un paio di scarpe può cambiarti la vita, soprattutto se sono di cristallo e riesci a camminarci fingendo siano comode.
Da La Bella e la Bestia ho capito che le prime impressioni non sono quelle che contano e, soprattutto, ho compreso quell’amore che crescendo - e studiando - avrei riconosciuto come sindrome di Stoccolma.
Da Pocahontas che essere troppo diversi non porta sempre buone cose.
Da La Sirenetta che per amore si può anche voler cambiare se stessi e che, più importante, se hai un corpo che parla non serve lo faccia anche la bocca.

Non credo esistano regole, in effetti. L’amore è qualcosa di talmente inspiegabile e lieve che anche nei Baci Perugina ne hanno fatto un business, regalando frasi scritte da chiunque creda di conoscerlo abbastanza.

Puoi trovare qualcuno che ti salvi da una vita bastarda, che ti chiami principessa e ti faccia sentire tale, qualcuno che ti faccia credere in cose che non credevi possibili.
Ma non tutti si innamorano al primo istante, né tutti gli uomini amano giovani fanciulle che non parlino mai, dalla vita sottile e probabilmente molto più facili da sopportare.

Di questi tempi è più facile trovare ragazze che mettono in piedi imprese proprie che fanciulle da salvare; donne che camminino su scarpe Converse piuttosto che su trampoli che non rispettano nessuna regola fisica (N.d.R. Vedi La principessa e il ranocchio).
Nella realtà le cose non vanno sempre come nelle favole. E va bene così.
Penso che solo nei giorni più comuni si scorga quanto una relazione funzioni o meno, non dal fuggire dalle avversità su un cavallo bianco o verso mete promesse.

Da piccola credevo che sorprese e avventure fossero fondamentali, oggi mi rendo conto che, se ami davvero qualcuno, la quotidianità può essere davvero un’avventura sorprendente. Più di un cartone animato.

P.S. Grazie a Elisa per l’illuminante conversazione. Anche lei, come me, preferisce essere una principessa moderna. :)

lunedì 20 giugno 2011

Paula Izquierdo, La mancanza - Recensione


Al tempio c'è una poesia intitolata "la mancanza", incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la mancanza: solo avvertirla.
Sayuri Nitta - Memorie di una geisha (film)
Questo libro è tra i più tristi che io abbia mai letto.
Si legge rapidamente, per quanto talvolta la scrittura risulti troppo piatta: è anche grazie a questa stesura, però, che la scrittrice fa avvertire i suoi studi psicologici e una fortissima sensazione di assenza, quella mancanza da cui il libro prende appunto il titolo.
Il protagonista è Pablo, uno psichiatra che riceve la notizia improvvisa della morte di sua sorella minore. In un’intensa settimana, protetto soltanto dalle mura della sua casa al mare, rifletterà sull’amore, sui suoi rapporti con le donne e sul sesso.
Grazie ad alcuni diari scoprirà la vera essenza di sua sorella, conoscerà fatti e sensazioni che non credeva possibili, comprenderà il significato di sensi di colpa repressi. Ripensando alla sua esistenza, ai suoi errori, a quanto le parole false o non dette possano segnare il cammino di chiunque, conoscerà quella donna che ora non c’è più: una scrittrice affranta dal suo stesso vivere, forte e debole, divenuta schiava del desiderio dei suo partner, una geisha che mi ha fatto pensare subito alla frase lì sopra.
Il tutto si chiude rapidamente, troppo, con qualche frase prevedibile inserita nel futuro.
Un racconto interessante e da leggere per riflettere sulle mancanze nella vita, siano persone, sogni o emozioni.

Paula Izquierdo - La mancanza, Cavallo di Ferro, 2009, pp. 174

martedì 14 giugno 2011

Quotidianità - 6


Per Pippo e Pepe è la stagione della perdita del pelo.
Ora, tralasciando che con tutto quello che salta fuori quando li spazzolo potrei farmici una trapunta, il problema è che per casa ci sono ciuffi di pelo che rotolano come rotoli di fieno nei film western. E non c’è aspirapolvere che tenga.

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Da quando vivo a Udine ho sviluppato uno strano dono, una di quelle capacità che i maschilisti attribuirebbero soltanto ad una donna: quando andiamo a fare la spesa, mi faccio dire il budget e riesco a rispettarlo perfettamente senza fare alcun calcolo.
Oggi il budget era di 180 euro, alla cassa lo scontrino dichiarava 179 euro e 95 centesimi.

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Questa settimana avevo bisogno di una spinta. Era tanto, tanto necessaria.
Ed è arrivata per caso da una professoressa di una università friulana.
Questi momenti, quelli in cui poche parole ti fanno capire che il destino esiste e che è importante non arrendersi mai, questi io li chiamo felicità.

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Finalmente abbiamo montato le mensole Lack. I miei libri ci stanno proprio bene, dopo qualche mese chiusi negli scatoloni e avvolti in carta di giornale.

venerdì 10 giugno 2011

Del perdono e di Randy Pausch

In un gruppo di amici di vecchia data, arriva il giorno in cui una donna e un uomo si trovano a discutere amaramente, a far soffrire chi li circonda e a fare pace dopo qualche giorno. Tutto torna alla normalità.
La donna coltiva dei fiori rari nel suo giardino, delle rose rosse molto preziose: le costano tempo, fatica e ogni tanto qualche domanda su quanto ne valga veramente la pena.
Passa un anno esatto da quando li pianta a quando essi sbocciano. Nel frattempo, quando qualcuno passa a trovarla ella non manca far vedere i progressi di quei germogli preziosi, e i suoi amici non mancano di apprezzare i suoi sforzi.
Un giorno, però, capita che lo stesso amico con cui aveva litigato, calpesti parte di quelle piante che la donna tanto ama, probabilmente per distrazione.
La donna piange, lui si scusa e lei gli spiega che, come per quelle sue rose, anche al suo perdono ci vorranno cure minuziose per risistemarsi. Dovranno ripiantare insieme i semi della fiducia. Alla sua ferita, dovuta alla delusione, ci vorrà del tempo per rimarginarsi. Lei dovrà riuscire a passare oltre a quella vicenda per lasciarsi andare di nuovo, perché quell’amicizia sbocci di nuovo come quei suoi fiori.
Questa piccola storia è quella che ho inventato, qualche giorno fa, durante una discussione con una persona che mi aveva ferita, per farle capire al meglio il mio punto di vista e il mio modo di essere.
Quando il passato ti lascia troppe cicatrici, finisci col difenderti inconsciamente con uno scudo immaginario. Nel mio caso, questo scudo è composto per metà dal lungo tempo per recuperare la fiducia, e per l’altra metà da qualche tentativo del mio subconscio di mettere alla prova quelli che mi stanno accanto.
È la vita che mi ci ha portata, non posso farci niente: si chiama autoconservazione, credo.
È diventata la mia natura. Un po’ come in quella storia dello scorpione che punge il ranocchio in mezzo al fiume, dopo avergli promesso di portarlo in salvo sulla all’altra riva. Con la differenza che se io attacco lo faccio un po’ per proteggermi.
Quando qualcuno mi delude o mi ferisce, tendo a mettere parecchio tempo per perdonare. Purtroppo non riesco mai a dimenticare del tutto.
E invece vorrei riuscirci, vorrei riuscire a scordare tutti quei problemi passati e vivere un po’ alla Hakuna Matata.

Sono cresciuta secondo insegnamenti cattolici, ma ammetto di non esser sempre stata una brava cristiana. Fin da piccola son stata un persona piuttosto rancorosa, e solo negli ultimi anni ho cercato di vivere torti e perdoni con un atteggiamento più sereno.
Ho capito quanto il rancore sia oggettivamente una stupidaggine, una gran perdita di tempo e quanto sia meglio usare la propria energia per cose molto più importanti.
Una delle variabili, come diceva il grande Randy Pausch, è la questione di come chiedere perdono:
Quando sbagli chiedi scusa! Una buona scusa è formata da tre parti: "Mi dispiace"; "Era colpa mia", "Cosa posso fare per rimediare"? La maggior parte della gente salta la terza parte; è da questo che puoi capire chi è sincero.
Qui sorge un altro problema, perché il perdono è rigorosamente collegato al concetto di giudizio: allora, se solo a Dio è concesso quel buon senso, mi sa che il discorso è molto, molto più complicato.

venerdì 3 giugno 2011

Quotidianità - 5


Questa settimana ho risposto di nuovo ad un annuncio di lavoro che prevedeva il compito di telefonista, ma senza niente di indecoroso.
Avrei dovuto telefonare alla gente per convincerla a prenotare un appuntamento con un venditore di contenitori sottovuoto (tipo Tupperwere). Per ottenere il fisso mensile di 300 euro, avrei dovuto prenotare almeno 10 appuntamenti al giorno per 30 giorni. Se anche solo un giorno non ci fossi riuscita, avrei dovuto dire addio all’idea di essere pagata.
Io tutto ciò lo chiamerei Nuovo schiavismo.
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Ho toccato un record: dalla lavatrice sono usciti in totale nove calzini spaiati.
I loro gemelli sono spariti nei meandri del nostro appartamento o nello stomaco della nuova lavatrice Lg.
Ma com’è fisicamente possibile?!
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Sabato mattina Franz ha deciso di svegliarmi portandomi la colazione a letto.
Per me il risveglio mattutino è una vera tragedia, per intenderci sono una di quelle persone da “La notte leone, la mattina… no”.
Dopo aver inutilmente tentato di svegliarmi, ha detto “Amore, adesso ti suono qualcosa di lieve, così ti svegli di buon umore”.
S’è seduto alla tastiera e ha espresso la sua idea di delicatezza suonando Run to the hills degli Iron Maiden mentre io avevo ancora un occhio chiuso e l’altro anche.
Buongiorno Daniela!
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L’Udinese ha avuto accesso ai preliminari di Champions League, dopo una partita contro il Milan terminata con un pareggio (0-0). Abbiamo seguito la partita contro il Milan da casa di mia madre, che è più o meno a 45 km di distanza da dove viviamo noi.
Per tornare a Udine abbiamo impiegato 45 minuti, per attraversare la strada tra lo Stadio e casa nostra (ovvero 200 metri) altri 45. Il caos è continuato fino alle due di notte.
Alè Ùdin!
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