
Questa mattina mi sono svegliata di buon umore: ho bevuto il mio caffelatte sfogliando il Corriere, ho maledetto in aramaico la caldaia non funzionante (non ho permesso alla mia allegria di farsi intaccare) e ho sistemato casa ballando la vecchia sigla di Zelig, in loop per una buona mezz’ora. Sono certa di aver consumato tutte le calorie degli Abbracci che ho sgranocchiato per colazione, ed erano molti.
Non amo diete e palestre: a un’ora di tapis-roulant - se proprio devo smaltire un’abbuffata - preferisco una lunga camminata nel parco o altri metodi casalinghi per scacciare la ciccia, dopotutto basta ingegnarsi.
L’esercizio che preferisco è appunto ballare per casa come una cretina, sventolando la spazzola come un microfono e agitandomi come fossi Freddie Mercury.
Per intenderci: io al ristorante non ordino solo insalata. Sono più il tipo da costine di maiale, cosce di pollo croccanti, porzioni abbondanti di patate al forno, carbonara, lasagne al radicchio trevigiano e salsiccia, polpette alla noce moscata e spinaci al burro, rombo al forno, pane e salame, ravioli al vapore, gelato al cioccolato (dolce-ma-un-po’-salato), sfogliatelle sorrentine e chi più ne ha più me ne porti al tavolo.
Si nota che questa parte l’ho scritta prima di pranzo?
Ecco, il fatto è che da quando a ottobre ho traslocato per l’ennesima volta (da qui a qui), ho dovuto preoccuparmi di dar da mangiare anche per un’altra persona; quando si vive da soli ogni tanto si ha voglia solo di panini, cereali e patatine fritte.
Mi piace cucinare e credo anche di esserci portata: osservo mia madre mia nonna mentre preparano leccornie da molti anni, da quando portavo ancora i capelli alla Fantaghirò e i pantaloni con le toppe sulle ginocchia. Solo che adesso cucinare bene è diventata un’ossessione. I primi mesi non facevo che segnarmi, come una tabella di marcia, cosa avrei preparato per ogni pasto e quando andare a comprare l’occorrente; volevo preparare qualcosa di completamente diverso ogni giorno, finendo per inventare abbinamenti anche piuttosto bizzarri (condii del radicchio con una salsa al porro talmente forte da far lacrimare).
Vivere con qualcuno ti porta a doverti abituare a piccole abitudini culinarie che non avresti mai pensato di dover affrontare. Poi, per fortuna, con il grande aiuto di qualche video ricetta e di (un’anima pia) una conoscente che mi regala verdure fresche ogni settimana, ho fatto parecchia pratica: posso affermare con orgoglio di aver imparato a cucinare quasi tutte le pietanze lì sopra, quelle che mi rifiuterò sempre di sostituire con petti di tacchino insipidi e verdure al vapore.
E anche assicurarvi che il mio ragazzo è ancora vivo, e sano.
Il problema è che mi piace troppo mangiare, non avrei potuto fare altrimenti. Dovrei annoverarlo nella lista dei difetti del post precedente?
Approfitto di questo spazio per chiedervi l’indirizzo di qualche buon ristorante a Rimini e a San Marino: questo fine settimana sarò lì per due mostre sul mio amato Impressionismo.
P.s. Alla fine il film l’abbiamo visto: Franz s’è addormentato verso la fine, io invece l’ho guardato per intero e devo ammettere di non esserne rimasta estasiata. Storia particolare e tante scene di nudo dei due protagonisti: credo saranno in molti ad aspettare la versione Director’s (Porn) Cut.






