Ecco l'ultima parte del racconto iniziato qui. Buona lettura.
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Sullo stesso pianerottolo della vecchietta, come anche su quello superiore, vivono due gruppi di ragazzi nigeriani. Di loro non ne so molto: avranno tutti più o meno trent’anni, non disturbano nessuno e se ne stanno spesso fuori casa.
So che uno di loro lavora per un’associazione umanitaria, una di quelle che sostiene gli immigrati nell’integrazione nella società. La sua compagna deve avere più o meno la mia età. È molto silenziosa, studia l’Italiano da libri per le scuole elementari e se ne sta per ore davanti alla tv. Credo che stia ancora tentando di capire bene com’è che funziona questo paese. La capisco, delle volte non è facile neanche per me. Entrambi hanno un passato pesante da portarsi sulle spalle: non mi stupirei, sapendo di cosa si occupa quell’associazione, se scoprissi che è stato lui a salvare quella ragazza da minacce e clandestinità. Credo che stia aspettando un bambino: non so quale sia la loro situazione, ma so che se il bimbo nascerà qui, per lei restare da noi sarà un po’ più semplice.
Nell’ultimo appartamento vive una coppia di neo sposini. Lei sembra provenire da qualche nazione dell’America del Sud: è molto bella, ha occhi profondi e capelli lisci. Non sono così di natura, ormai ha fatto della piastra la sua migliore amica, e del parrucchiere sotto casa un suo confidente. Secondo me sarebbe stupenda anche con addosso un sacco di juta.
Veste sempre in modo elegante, con camice bianche e tailleur dal taglio sartoriale. Spesso la incontro alla fermata dell’autobus; se ne sta li a fumare, camminando nervosamente su tacchi alti, stringendo sottobraccio delle cartelle di pelle marrone traboccanti di documenti. Non so che lavoro faccia, ma ad una prima occhiata credo sia l’assistente di qualche tizio importante.
Suo marito è biondo, sempre molto curato e vestito di colori scuri, credo sia impiegato in qualche società pubblicitaria: sarebbero perfetti come protagonisti di qualche telefilm poliziesco..
La mattina vedo lei che gli annoda la cravatta, sollevandosi sulle punte delle sue scarpe firmate, finendo con un bacio lieve sulle labbra. Sembrano molto innamorati. Mi stupisco di come creino attimi d’affetto e intimità, anche quando le loro menti son ben occupate a far quadrare conti o a ricordare appuntamenti. Io delle volte faccio difficoltà anche a trovare il tempo per leggere un libro, pur essendo una casalinga.
I mobili con cui hanno arredato l’appartamento sono tutti di colore beige, con qualche dettaglio nero o bianco; le linee di cui si circondano sono nette e spigolose come i loro volti tonici.
Ogni tanto invitano qualche coppia di amici, per cene che terminano con proiezioni di vecchi film d’autore sul loro schermo gigante. Sembrano, a tutti gli effetti, la classica coppia snob con cui gente come me non riuscirebbe ad andare d’accordo.
Non so, forse vedo più di quello che traspare: mi lascio trascinare da quello che percepisco, come se si potesse catturare l’anima di una persona solo osservandola per qualche giorno.
Magari quella vecchietta sta per essere truffata dalla donna che sembrava prendersi cura di lei, sotto gli occhi disattenti dei suoi stessi figli; quel professore e quella ragazza hanno già avuto qualche rendez-vous serale, e quei pensieri che sento provenire dalla sua mente non sono altro che riflessioni sui sviluppi possibili delle sue scelte. Forse quel padre esce di casa proprio perché non riesce ad comprendere sua figlia e il suo crescere troppo in fretta, per qualche losco lavoro o per rifugiarsi in qualche locale ad annegare nel vino, e nel dolore costante, l’assenza dell’unica donna che l’avesse davvero compreso. Forse quei ragazzi nigeriani sono più onesti di quello che il pregiudizio mi potrebbe far immaginare.
La realtà è che la mia mente galoppa, quando guardo attraverso le finestre e oltre la nebbia. Oltre pensieri e opinioni corrotte. Al di là del pessimismo soprattutto.
Mi chiedo se qualcuno di loro, dalla sua parte, abbia mai fissato verso la mia finestra.
Mi avrebbe scoperta a ballare con una spazzola in mano, imitando qualche rock star degli anni ’80; mi avrebbe vista cucinare, o mangiare patatine fritta da una ciotola gialla mentre parlo al telefono, tenendolo in equilibrio tra la spalla e l’orecchio. Qualche volta mi avrebbe anche scorta a piangere.
Ma il punto è che sia io che loro non ci conosciamo, nel significato più profondo del termine.
Le nostre vite non si sono mai intrecciate e scontrate tanto da regalarci sentimenti e meditazioni.
Non puoi mai davvero comprendere qualcuno, se non ti apre il suo cuore e ti svela i segreti che stanno dietro la sua facciata. Guardare non basta: si deve osservare ed ascoltare. Soprattutto scostando la propria nebbia interiore.
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