La scorsa settimana, da uno spunto molto personale è nato questo piccolo racconto di fantasia. Spero sia di vostro gradimento e che la sua lettura sia piacevole.
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Mi avvicino alla finestra per guardare attraverso la nebbia, scostando la tenda bianca con delicatezza: la facciata del condominio di fronte è scura, l’architettura è quella tipica dei palazzi degli anni settanta, le finestre hanno i telai in acciaio.
Indago nella vita degli altri, vagando con gli occhi al centro di quegli infissi, catturando scatti di vita altrui, non come una vicina impicciona e troppo curiosa, ma come un paroliere in cerca di storie fatte di piccoli gesti.
All’ultimo piano vivono un padre single e la figlia adolescente: lei ha appena compiuto sedici anni, ma ne dimostra qualcuno di più come moltissime sue coetanee. Tentare di crescere velocemente ti sembra la cosa più giusta e appagante. Poi ti avvicini alla trentina e, guardando al tuo passato con malinconia, vorresti aver goduto quell’età con molta più innocenza. Ma di questo ne ho già parlato.
La ragazza passa molto tempo al telefono, ogni tanto si siede al computer per cercare comprensione in qualche amicizia effimera: crede che qualche volta le opinioni e i consigli imparziali possano aiutare in particolari scelte, ma di regola preferisce sentire il reale tono di voce del suo interlocutore, e non nascondersi dietro sorrisi creati con i tasti di qualche parentesi.
Lei cammina per casa, un po’ come faccio io, ringraziando il cielo per la nuova società telefonica in cui è incappata e per la sua imbattibile tariffa economica. Chiacchiera, ride, ogni tanto impreca per qualche sciocca decisione delle sue amiche, poi si butta sul letto, stringe il suo peluche a forma di elefante e si addormenta.
C’è un ragazzo che le ronza attorno ultimamente, ma a lei interessa solo un signore che vive due piani sotto il suo. Suo padre non lo sa, considera sua figlia ancora una creatura innocente, e credo che continuerà a considerarla tale finché non sarà lei stessa a dover crescere dei pargoli. Lui è un uomo poco istruito, penso che non sia andato oltre la terza media; una persona pratica con cui parlare soltanto di cose concrete: non saprà chi sia William Shakespeare o che opere abbia scritto, ma sua figlia lo considera una persona positiva e onesta, da rispettare. Da quando sua moglie se n’è andata quattro anni prima, è riuscito a non far mancare nulla alla sua bambina, neanche cose troppo superflue.
Gli piace il calcio, una passione che suo nonno gli aveva infuso, e tifa per una squadra appena retrocessa in serie B: dalla finestra adocchio una foto di loro due assieme, avvolti in una sciarpa con scritte ricamate in nero e blu, trattenuta tra le dita come fosse qualcosa di prezioso. Prima di uscire per andare allo stadio, sfiora con i polpastrelli il vetro che protegge quello scatto, sorride, si tocca il petto con un pugno fiero ed esce di casa sereno. Non gli importano il risultato né i battibecchi con gli altri tifosi al bar, a lui interessano il sentimento, l’amore per quel pallone, e i ricordi di infanzia che lega a quel campo.
Lo vedo spesso guardare oltre la nebbia, come me, verso un parco verde che si nota in lontananza. È come se riuscissi a sentire la sua genuina malinconia.
Il signore di cui è innamorata sua figlia ha quaranta anni, una decina meno di lui, ed è professore di storia: ha lavorato in un paio di istituti magistrali prima di approdare al liceo che frequenta la ragazza. È sposato da qualche anno e ha un bimbo di cinque anni che alleva praticamente da solo. La madre del bimbo è un’arredatrice molto famosa, ha studiato tra la Francia e il Giappone, ama i mobili in mogano intagliato, gli oggetti in carta di riso e le stampe di Hokusai che ha appeso sopra il divano. Viaggia per gran parte dell’anno, torna più o meno ogni due settimane: il piccolo la obbliga a portarsi in valigia moltissimi disegni a matite colorate, tentando di farle capire a modo suo quanto gli sia mancata. Lei lo ama infinitamente, ancor di più grazie alla sua somiglianza al padre da piccolo, quando i loro genitori li fecero incontrare.
Il padre è orgoglioso di questa somiglianza, ma spera che quando il bambino crescerà, porterà con se anche la sua innata bontà e non solo la barba folta e qualche ricciolo ribelle.
Per addormentarlo gli suona canzoni di Billy Joel, stonando qualche nota con la sua Demarias bordeaux.
Quando il piccolo si addormenta, come quando è all’asilo, si siede in veranda e fuma, sfogliando vecchi libri dalle pagine ingiallite: socchiude gli occhi ad ogni boccata, appoggiando i gomiti al tavolino e posando il mento sulla mano. I suoi pensieri fanno rumore; corregge compiti e analizza pensieri. Ha da dire molto più di quello che possa sembrare.
Tra il suo appartamento e quello della ragazza vive un’anziana distinta, coperta costantemente da scialli di lana. La schiena è leggermente curvata dall’età, i capelli hanno assunto nel tempo una soffice sfumatura azzurra, le palpebre e le guance si sono curvate verso l’esterno, facendola sembrare costantemente triste. Ci sono momenti in cui, però, un flebile sorriso le esplode in volto, in particolare quando il suo vecchio meticcio le scodinzola tra i piedi. Per prepararsi a portare il cagnetto nel parco sotto casa, la signora impiega quasi un’ora: quella strana routine la mantiene attiva, e questo non può che farle bene.
Le luci di quell’appartamento, quando scende il sole, assumono un caldo color zafferano, come nei ristornati francesi dei primi anni venti. Grazie a lei vago con la mente su panorami e attimi che non ero mai riuscita a catturare.
Ha due figli che le riempiono la credenza ogni tanto, con quella scusa entrano nelle camerette che li avevano ospitati per tanti anni, e ne approfittano per prendere qualche oggetto che rappresenti per loro uno stralcio di vita.
La donna legge molto, forse perché di notte non riesce più a dormire profondamente come un tempo: ogni sera sfoglia grandi classici della letteratura inglese, e potrebbe fare tranquillamente concorrenza al professore del piano di sotto. Me li immagino chiacchierare; posso quasi sentire i loro discorsi.
C’è una donna che l’aiuta nei lavori domestici, ma mi chiedo se i suoi figli sappiano quanto lei abbia bisogno di quel sostegno. La sera, prima di sedere sulla sua poltrona e avvolgersi lo scialle di lana ancora più stretto, accarezza il suo cane - che lentamente si accuccia accanto a lei su un vecchio cuscino blu - e osserva per attimi interminabili le foto di famiglia. Accanto a lei c’è solo quella lampada che emana luce color zafferano, invadendo il suo appartamento di un po’ di calore.
[continua...]
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